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martedì 24 gennaio 2017

Palafitte anche nelle isole Polesine.

Renato De Paoli : Revisione critica 2017_ gennaio_ 24_
Preistoria

Dopo l'epopea della civiltà dei VASI A 

BOCCA QUADRATA , 4° millennio avanti 

Cristo  nelle Isole Veronesi e nel veneto si trovano attestati altri più recenti insediamenti umani scoperti nella provincia di Rovigo come nelle Isole Sparse del Menago

 Tartaro, risalgono all'età del Bronzo ad un periodo cioè compreso approssimativamente tra il XVIII ed il X sec. a.C.



A Canàr nei pressi di San Pietro Polesine (comune di Castelnovo Bariano) come 


nelle Isole Sparse del Menago Tartaro, un esempio di 



palafitte, in provincia di Rovigo. In questo periodo le attività economiche erano costituite dalla caccia e dalla raccolta di frutti selvatici, canna pesca. Sono documentate anche la tessitura (fusi e pesi da telaio) ed un certo grado di specializzazione doveva aver raggiunto la carpenteria integrate dall'agricoltura e dall'allevamento. Poco diffuso è invece il bronzo, mentre una delle attività domestiche maggiormente documentate è la produzione di ceramica ed è proprio questa, tra l'altro, che caratterizza maggiormente il sito di Canàr, con anfore (vasi a due manici), brocche e grandi scodelle con orlo a tesa.
Dell'età del 


Bronzo medio e recente (sec. XVI - XIII)



si conoscono in Polesine gli insediamenti di Marola e Canova, sempre nel comune di Castelnovo Bariano, e i ritrovamenti di Sarzano (comune di Rovigo) e Adria, come nelle Isole Sparse del Menago Tartaro.
L'ultima fase dell'età del Bronzo e l'inizio dell'età del Ferro 



(XII IX sec. a.C.) è un periodo segnato da profondi cambiamenti sociali ed economici.
Appartenenti a questo periodo sono gli abitati come nelle Isole Sparse del Menago Tartaro di Mariconda di Melara, Frattesina di Fratta Polesine, Gognano,Villamarzana, Arquà Polesine, Saline di San Martino di Venezze ed alcuni rinvenimenti (San Bellino e Frassinelle). Quasi tutti questi insediamenti si trovano in prossimità di 


antiche via d'acqua chiamata oggi Po di Adria o ai tempi


 del Siracusano Filisto,Filistina, di sue infinite diramazioni per formare un arcipelago Isolano.
Oggi il suo corso principale attraversava il Polesine seguendo grosso modo 



l'odierno Tartaro Canalbianco. 

L’arcipelago endolagunare rappresentava innanzitutto tante facili rotte in comunicazione e la vicinanza ai suoi dossi , isolotti, polesene, arginati e non costituiva erano isommergibili e aliene a alluvioni. La bocca dal’ “Mare all’Oceano” potrebbe essersi trovata a circa una decina di chilometri ad est di

Adria in corrispondenza di una antica 

linea di costa di cui oggi restano delle 

basse dune sabbiose.




Tra quelli citati, l'insediamento di gran lunga più interessante per la 


ricchezza dei dati raccolti è 

Frattesina Narde di Fratta Polesine, 

come nelle Isole Sparse del Menago Tartaro. Un abitato sorgeva, a sud est dell'attuale 


centro di Fratta,

lungo la sponda meridionale di Po di Adria (corrispondente all'attuale strada per


 Villamarzana), coprendo una estensione superiore ai 100

 ettari. 


Le abitazioni (probabilmente diverse centinaia) erano delle complesse capanne; una di queste, scoperta durante gli scavi iniziati nel 1974, avevano pavimenti in argilla gettati e sopra venivano accesi fuochi per rendere duro il pavimento (de “crea” ) oggi si ritrovano letti di carboni.
L’alzato era formato da pali portanti infitti, fino al “saldo” nella “cora”sui quali poggiava un impalcato soretto da travi principali e secondari, fino alla posa di fascine di rami e canne palustri,le pareti esse pure fatte alla stessa maniera poi venivano intonacati con argilla. Il coperto era costituito anch'esso da tronchi in legno per l’orditura principale fino a orditure minori poi completate con la stessa tecnica degli implacati orrizzontali. Attorno alle capanne, circondate da acqua, si concentravano tutta una serie di attività domestiche come ad esempio la produzione di ceramica e la tessitura. La pesca , lo scambio , erano le attività che davano il lignaggio antico, e un 

notevole rilievo rivestono alcune attività artigianali quali la

 lavorazione del vetro, del bronzo e del corno di cervo, la

 costruzione di barche piroghe. I moltissimi oggetti in bronzo, 

esprimono bene l'alto livello di specializzazione che questa produzione ha ormai 
raggiunto. Le materie prime (rame e stagno) provenivano quasi certamente dalle miniere, anche

 toscane, ma 

venivano lavorate sul posto come documentano le matrici, le scorie di

 fusione ed i ripostigli degli artigiani fonditori composti di pani 

(lingotti) e pezzi destinati ad essere rifusi. I prodotti sono oggetti d'ornamento, come

fibule (spille), spilloni, anelli, pendagli, e strumenti di lavoro: coltelli,

 falci, seghe, asce, scalpelli ecc. Assai rare sono le armi (punte di lancia e spade).


Anche la lavorazione dell'osso e soprattutto dei corno di cervo era largamente praticata. 

Nel complesso le dimensioni dell'attività artigianali_ artistiche, come nelle Isole Sparse del

 Menago Tartaro anche a Frattesina sono tali da non trovare 

confronto con nessun altro insediamento dei 

Bronzo finale italiano.





Relative a Frattesina sono le due necropoli situate rispettivamente a

 qualche centinaio di metri a sudest e a nord est dell'abitato. Quasi 

esclusivo è il rito della incinerazione, ovvero della deposizione in

 un'urna delle ceneri del morto.


Le urne sono vasi di terracotta, del tutto simili a quelli di uso domestico, coperti da una scodella e venivano depositate in una semplice fossa.
Oltre alle ceneri, contengono 

spesso un corredo

di oggetti che dovrebbe definire il sesso ed il ruolo sociale che il defunto ricopriva. 

Tra la fine del IX e gli inizi del VI sec. a.C. il territorio polesano perde l'importanza che ha avuto nei secoli precedenti. Non sembra casuale, infatti, la totale mancanza di ritrovamenti assegnabili a questo periodo.

 La “ generale modifica idraulica” , a seguito di un aumento dell’antropizzazione, è senz'altro uno dei motivi che possono spiegare questo fenomeno. 

A partire dal VI sec. a.C. sembra verificarsi un ripopolamento delle Isole sparse nel polesine = isole, che ebbe 

come protagonisti la popolazione paleoveneta e genti greche ed etrusche.


Tante sono le analogie tra il periodo arcaico e la precedente fase protoveneta:

 un importante centro di commerciale portuale (Adria) era aperto agli scambi di

 merci provenienti dal Nord Europa e dall'Egeo.

Ciò fu possibile grazie alla favorevole posizione geografica endolagunare , essendo mare con porti protetti, cui Adria 

era immersa nella laguna come oggi Venezia.

Similmente a Frattesina, Adria fu un importante porto fluviale, il che permetteva facili

 collegamenti anche con tutta l’endolaguna, come testimoniano, tra l'altro, gli insediamenti di Gavello, 

San Cassiano, Borsea e Rovigo (loc. Balone), allineati lungo antiche rotte d’acqua, 

collegate con l'etrusca_ greca Manto_va. 

Oggi verso il mare si trovavano l'abitato di San Basilio ed altri nuclei minori sorti a ridosso delle dune costiere a cordone.

Il periodo arcaico (VI - V sec. a.C.) 

Adria. 

L’antico abitato porto isola si trova a 5 o 6 metri al di sotto della parte sud occidentale della città_isola moderna, 

ovvero nella zona dove è sito il Museo Archeologico.

Gli autori classici che parlano di Adria non attribuiscono concordemente la sua fondazione ad un popolo, citando chi i Greci, chi gli Etruschi, chi addirittura i Celti e gli Illiri.

I dati archeologici parlano di una prima presenza paleoveneta e greca durante la prima metà del VI sec. a.C..

Le abitazioni erano simili a quelle descritte per Frattesina: il legno, le frasche e le canne 

continuano ad essere i materiali privilegiati per la loro facile reperibilità, assieme 

all'uso dell'intonaco di argilla.

Permane anche l'uso di erigere le capanne su tavolati sovrapposti a pali infissi nel terreno

 umido, a scopo di consolidamento.

Sembrerebbero dunque i Greci, come si è detto, i primi a venire a contatto con i Paleoveneti. Ai Greci 

dovevano interessare le materie prime (soprattutto metalli), i manufatti provenienti dalle regioni transalpine ed i prodotti 

artigianali artistici. Lo scambio avveniva con prodotti come olio, vino e le pregiate produzioni ceramiche attiche. Il contatto

 con gli Etruschi dovette essere quasi contemporaneo, e Adria, nella 

prima metà del VI sec. a.C., uno dei porti tramite il quale giungevano i beni di greci alle città etrusche di Bologna e Marzabotto.





A partire dalla fine del VI sec. a.C. si fa più consistente la presenza etrusca nella Valle 

Padana, testimoniata dal rinvenimento di iscrizioni in lingua etrusca sul materiale

 ceramico. Nel contempo permangono i rapporti con il mondo greco: varie iscrizioni votive fra cui

 una dedicata ad Apollo, sono state rinvenute nei pressi della chiesa di Santa Maria della 

Tomba e sono state messe in relazione ad un santuario eretto da una comunità proveniente da

 Egina. La ceramica attica rinvenuta nell'abitato porta le firme di artigiani tra i più importanti delle 

officine ateniesi: Brygos, Makron, Polignoto ecc.

Si noti che tali prodotti erano indice del prestigio di chi li possedeva ed il ritrovamento di una così cospicua

 quantità di vasellame, soprattutto da mensa, nell'abitato è ulteriore conferma della ricchezza della 

città.

Nella metà del V sec. a.C. su Adria prende il sopravvento l'etrusca Spina, che diverrà polo di attrazione del commercio greco in Adriatico.

San Basilio. Il periodo che va dall'inizio del VI sec. a.C. a tutto il V, vede sorgere una serie di abitati in 

corrispondenza di vie d’acqua e del litorale antico. Il più conosciuto, perché oggetto di diverse campagne di scavo,

 è l'insediamento di San Basilio a circa 20 km. a sud est di Adria, nell'isola di Ariano.

Esso sorgeva a ridosso del secondo cordone di dune litoranee, il che testimonia il suo diretto collegamento con il

 mare, ed in prossimità del tratto terminale dell'antico "Po di Ariano" (parzialmente corrispondente all'attuale Po di Goro).

I materiali più antichi rinvenuti a San Basilio risalgono alla prima metà del VI sec. a.C. e sono di

produzione paleoveneta e greca a conferma di quanto già supposto per Adria.




L'importanza del delta padano come punto di arrivo e di smistamento verso l'interno di merci esotiche, è documentata anche da altri 

rinvenimenti (Taglio di Po, Contarina e loc. Balone) e dal fatto che, pochi decenni dopo il loro arrivo nella 

zona, gli Etruschi fonderanno, nella parte meridionale del delta, Spina, assumendo così

 il controllo diretto dei traffici.

Il IV secolo è un periodo di forti contrasti politici e sociali. Atene esce prostrata dalle guerre del Peloponneso e 

perde potere, nel controllo delle rotte commerciali, a favore di Siracusa. Secondo la tradizione letteraria, i 

Siracusani allargano la loro sfera d'influenza anche sull'Adriatico settentrionale e Adria sarebbe stata

 da essi rifondata. Un'altra minaccia per gli equilibri politici della penisola è rappresentata dai Celti o Galli. Già a

 partire dal V sec. i Celti valicano in piccoli gruppi i passi alpini, occupando buona parte della pianura lombarda ed 

emiliano romagnola. Non riescono a penetrare nel Veneto, ma, secondo alcuni autori 

antichi, un gruppo si dovette stanziare nel Delta padano.




lunedì 16 febbraio 2015

Giornale _ Mirto Sardo, rinnovella Ottavia Negri Velo.

Mirto Sardo _ Intervista Radio Oreb _   _ 16 febbraio 2015_ ore _19,30 _
rubrica radiofonica vicentina "Popoli e paesi" _ Radiofonica : Per approfondire :  Il diario in rete_ www.bonaparteavicenza.com _ A stampa edita dall'Accademia  di Vicenza _ a cura di Tipografia ESCA _ Santa Lucia Vicenza_
Intervista a cura Giorgio D'Ausilio.
Diario inedito di Ottavia Negri Velo
Domanda : Quanto tempo ha impiegato?
Risposta: Mi è costato 14 anni di ricerche.
 Mi interessava rinovellare un'opera completamente inedita e dimenticata.
Manoscritto  ben scritto. Non si capisce perché non fu mai divulgato ed editato.
Ottavia  è madre di Girolamo Egidio Di Velo .
Il Figlio di Ottavia Negri Velo ha conservato fama, al contrario Ottavia sua madre   è caduta nell'oblio quando invece per quest'opera ha  dato una memoria e un contributo  non indifferente alla ricostruzione di un periodo buio e confuso della storia Veneta e  Vicentina degli anni della caduta della Serenissima Repubblica veneta e l'avvento   delle occupazioni Napoleoniche e  Asburgiche.
Ottavia negri Velo grazie al suo "Giornale" restituito alla stampa e al WEB getta un grande luce e scopre grandi e infinite  pagine sepolte di  Storia Patria.
Domanda: Cosa descriveva del giacobinismo?
Risposta: Ottavia Negri velo ha descritto la vita di quel tempo vista dall'angolazione  aristocratica. La vita vista da una aristocratica illumina anche sugli aspetti popolari delle vicende accadute e anche traccia il  profilo della nobiltà vicentina e anche del giacobinismo vicentino.
Domanda: Maestro Sardo, possiamo dire che l'opera è assai corposa. Da dove è partito questa ricerca, questa idea che  ha il merito di far affiorare miserie e debolezze, sconosciute del periodo 1796_ 1814.
Risposta: il 31 dicembre 1974, ero  insieme a insigni professori e  importanti  giornalisti  a Padova, uno di loro mi interpellò circa la  demolizione delle mura di Padova da parte  di Napoleone.
Io ( Mirto Sardo)  risposi che di quella vicenda non sapevo nulla ma mi sarei prontamente documentato. Questa scintilla mi ha solleticato, e sollecitato, così   il mio interesse divenne presto meta delle mie lunghe e infinite ricerche di  traschrizione metodica e fedele.
Domanda  I giacobini , si parla problemi  che  vi furono e chi erano, coi loro ideali di libertà?
Risposta, Per esempio un ramo della famiglia Bissari ssposò la causa Giacobina. la famiglia è quella che ha lo stemma dei Bissari che  portano  appunto le Biscie.  Due bisce  su  campo bianco.
Intendiamoci sui giacobini, tutti quelli che parteggiavano c per le idee  delle rivoluzione non erano estremisti  e   amanti della ghigliottina qui in Veneto. C'era chi , allora  voleva equiparare ed eguagliare la nobiltà Veneta  della Repubblica Veneta. Ottavia cita i Conti Bisari Nobili, che  furono dei giacobini filo francesi.
Domanda: Che fine fece questo ramo della famiglia Bissari?
Risposta . Il feudo dei Bissari era tanto in depressione , gli stessi avevano dimezzati  i loro poderi in precedenza e non avevano i 1500 campi che avevano in precedenza. In quest'epoca erano rimasti proprietari di  600 campi ridotti poi a metà.
Erano tutti cavalieri di Malta, Avevano grande prestigio, rinomanza, e contatti internazionali ad alto livello. I cavalieri di Malta dovevano appunto andare a Malta, e fare  la loro visita.  Venivano a contatto con  tutti.
A Vicenza come altrove vi erano oltre ai segreti, ma non molto "circoli Giacobini" ma anche i liberi muratori alias  massoni , tutte società che si riunivano  in segreto _: Il ramo dei  Bissari  che aderì alle idee giacobine, poi pagò.
Domanda ..Ma questi Bissari volevano promuovere cambiamento politico governo Vicenza?  Con la sua cultura smisurata  Mirco Sardo ci può raccontare la situazione economica.
Risposta  Vicenza  tra il 1796/ 1814  contava 28/30.000  abitanti, _ A dirigere la città Veneta v'era un Capitanio  militare , i un  podestà  civile_ Vi era un consiglio dei 500,  che poi eleggeva i 150. essi si spartivano le cariche. Le cariche erano  onorifiche.
In questo periodo s arricchiscono e  subentrarono con la classe Nobile i commercianti. per esempio  i Leoni Montanari, accrescono i potere economico e con il censo e giusti matrimoni, acquistano i titoli nobiliari. La loro impresa da  piccola, diventa via via, grande impresa. Così i nobili più arricchiti sposando le figlie dei Nobili,  acquistavano la nobiltà.
Domanda in questo libro, intreccia avvenimenti storici, che narrano tra l'altro l'avvento del generale Bonaparte ma  che cosa fece Napoleone  a Vicenza?
Risposta
Caduta la repubblica Veneta , il veneto divenne  luogo di  passaggio invaso  dai Francesi che  vennero e si ritirarono  varie volte a Vicenza e da Vicenza. La prima volta Vicenza fu luogo di transito per le truppe di Napoleone che discesero da Bassano, ma  nella   primavera del 1796 si fermarono prima e Vicenza non fu invasa. per far capire le velleità giacobine narro  per esempio il manifesto , che pubblicato venne subito ritirato, quello che  aboliva il dazio.
Si nel 1798,  uscì un manifesto  che aboliva il dazio.
in questo tempo si cominciò ad introdurre i numeri per le case , quello che oggi chiamiamo  la numerazione civica, che cambiò l'uso precedente. Così pure la lettura delle ore e venne introdotto l'uso della lettura dell' Orologio attuale come noi lo conosciamo.
Domanada: Furono aboliti i conventi in quest'epoca?
Risposta : La soppressione   avvenne più oltre dal 1805 al 1810 _ Aggiungo che già ai tempi della Repubblica Veneta vennero soppressi.
Domanda, Usanze, del 1700,  è d'accordo che Vicenza era in un limbo nei rapporti?
Riposta. Si Vicenza piomba in un primo lungo limbo lungo 17 anni. Poi ancora mentre qualcuno   sperava e proponeva il ritorno alla vita  precedente.
Domanda.. Napoleone fece il sua la Repubblica Veneta ma  ceh dimensioni economiche ebbe questo?
Risposta. Francesi e Austriaci stabilirono  in Vicenza 15.000  soldati. Le truppe austriache e francesi continuavano ad andar avanti e indietro_ Gli eserciti egli ufficiali  dovevano essere sfamati e alloggiati a spese dei veneti. Si pensi poi alla necessità di reperire foraggio per  Cavalli. I cavalli servivano  per i  trasporti. I Cavalli venivano requisiti. Vi era la necessità di centinaia di carri di fieno. per esempio in piazza ci stavano  50 carri. Nel 1810 questo  deposito prese fuoco, le  fiamme erano così alte che, racconta la cronista,  "potevo leggere a casa mia"
Concludo con la domanda , Le do atto Maestro Mirto Sardo  della sua grande pespicacia , e pervicacia, così che  vale la pena di avere nella propria biblioteca (trovando qualche copia) perché questo livvro  merita, di essere letto, anche per la sua   corposità, la dovizia di particolari descritti. Io le chiedo, quale pazienza ha profuso lei per scoprire e cerare le sue fonti?
Risposta. Andai in Bertoliana, ebbi completa carta bianca dall'allora Direttrice Dott. ssa Laura Oliva e della Signora Galante, che miset a dsiposizione ogni fonte. Mi hanno dato un elenco testi a stampa,  (1970) e di  manoscritti, tra essi trovai  doveroso portare alla luce  l'inedito di Ottavia Negri Velo _
Domanda, nel suo libro, non si trova nelle  librerie, anche se è stato pubblicato alla fine del 1996_ nel duecentenario_   della fine della Repubblica Veneta avvenuta tra il  1796_1797 _
Risposta: Chi vuole leggere e avere conoscenza  di questo testo può attingere  , leggendo tutto il  libro l'ho messo a disposizione gratuitamnte per tutti e visibile in tutto il mondo è a disposizione " Il diario in rete "  basta colelgarsi al sito  www.bonaparteavicenza.com . A questo indirizzo ho meso adisposizione di tutti il mio lavorio di ricerca durato in 14 anni. Il  sito  mi è costato 4 anni di lavoro.
Conclusione.
Plaudo a Mirto Sardo al quale va il grande merito per l' esplorazione culturale avvenuta a Vicenza, con le contraddizioni sociali. Questa testimonianza sarebbe  ancora sepolta se non le avesse  riportate alla luce  Mirto Sardo.

Appuntamento a lunedì prossimo.